Cerca

Domenico Dara

15994866_10210539076587630_4342394927603560617_o.jpg

natale-2016

Per votare gli Appunti di meccanica celeste, scrivere una email a fahre@rai.it

oggetto: voto libro dell’anno

testo: Appunti di meccanica celeste di Domenico Dara

locandina-libro-dellanno

novembre-2016

on-tour

14470537_1297899293595344_5176146389960465277_n

I primi due protagonisti: Lulù il pazzo e Cuncettina ‘a sicca

lulufinalissimo

pancia-di-donna

Uscirà il 6 ottobre il nuovo romanzo, Appunti di meccanica celeste.
copertina

Il BREVE TRATTATO a Poggio Rusco (MN)

DARA MODIFICABILE A4

Il Breve trattato sulle coincidenze torna nei luoghi d’una avventura indimenticabile (la vittoria del Premio Viadana 2015) per un doppio appuntamento mantovano: giovedì 22 ottobre a Poggio Rusco e venerdì 23 ottobre a Revere, sempre alle 21.00.

Il Breve trattato a Civate (CO)

LocandinaCivate-001

Il Breve Trattato alla Biblioteca di Civate (CO)

Giovedì 15 ottobre ore 21.00

Il BREVE TRATTATO torna a Padova

cover_Coincidenze

Martedì 6 ottobre, alle 17.30, a Padova, presso la Libreria La forma del libro,

via XX settembre 63, Domenico Dara e Francesca Diano parleranno di letteratura,

coincidenze e fiabe partendo dalle loro ultime opere, Breve tratto sulle coincidenze e

Fiabe d’amor crudele.

Breve trattato sulle coincidenze: appuntamenti DICEMBRE

Appuntamenti dicembre

Il Breve trattato è il libro del mese delle librerie Arion di Roma

librerie arion

Il perché della scelta del Breve trattato nelle parole dei librai Arion:

“Questa storia inizia con una chiacchierata tra librai. Cosa leggi tu, cosa leggo io, e viene fuori questa opera prima dal titolo così intrigante. Ma se fosse un romanzone serioso e a tratti filosofico? Troppo specifico, difficile da consigliare al vasto pubblico. Oppure l’ennesima autobiografia con annesso bozzetto del paesino nel profondo sud con qualche spruzzata di dialetto? Visto, già visto.

Succede però che uno dei librai ne mandi in omaggio una copia a un collega (a volte capita che i librai si regalino libri tra loro), insieme a un biglietto con il quale gli augura buona lettura, citando Leonardo Sciascia: “Io credo che le sole cose certe in questo mondo siano le coincidenze”. E da lì scatta la scintilla: il libraio si innamora di questo romanzo. E come lui, anche altri. Ecco perché ora lo consigliamo a tutti voi: ci troverete dentro le passeggiate di un postino lungo le stradine del suo paese, nella Calabria degli anni Sessanta. La sua debolezza – che si trasforma nella forza del romanzo – è leggere in anticipo le lettere che deve consegnare, trascrivendole in un archivio segreto. Entra così in contatto con gli amori, le speranze, i dolori e anche le malefatte dei suoi compaesani. Un reticolo di vite e di storie che emozionano e fanno sorridere, tra momenti di grande poesia e autentico divertimento. Buona lettura (e ricordate: se vi sarà piaciuto, non sarà stata una coincidenza…)”.

La recensione di Gian Paolo Serino su “La Provincia” del 24 maggio

10320585_10152464012628784_3306420306571954745_n

 “Questo è stato un anno molto felice per la letteratura italiana. Al di là dei finalisti del Premio Strega specchio non del gusto dei lettori, ma dei giochini dei poteri editoriali, al di là del vincitore già “organizzato” (Francesco Piccolo con il mediocre “Il desiderio di essere come tutti” edito da Einaudi), è stata un’annata di grandi romanzi. Su tutti Federico Roncoroni con “Un giorno, altrove” (Mondadori), un capolavoro letterario, un romanzo che mira all’orologeria dell’anima raccontando di amore e morte, malattia e desiderio di vita; un libro amatissimo dai lettori, giunto alla terza edizione (un miracolo in Italia, per quanto riguarda la letteratura di qualità). Poi lo straordinario “La gemella h” di Giorgio Falco (Einaudi): la storia di una famiglia tedesca raccontata attraverso tutto il ‘900: da inizio secolo all’orrore del nazismo, dal boom economico ai giorni nostri dove anche gli esseri umani sono diventati prodotti (non a caso la definizione “risorse umane” è stata inventata da Hitler); per non parlare del recente “La vita umana sul pianeta terra” scritto da Giuseppe Genna (Mondadori): un viaggio che parte dalla strage di Utoya per raccontarci una società dove “la classe media ricalca le malignità del ceto borghese pavido ed egoista, che si sta gloriando della propria scomparsa”, un mondo dove al Male si sta sostituendo il vuoto, quel vuoto pneumatico che ci ha ridotto da cittadini a spettatori, passivi, inermi, volontari carnefici di noi stessi. Il tutto raccontato attraverso una scrittura onirica, quasi poetica, e al contempo ipnotica: una scrittura talmente perfetta da ritrarre con rara potenza il dramma dei nostri tempi (im)mediati: non stiamo vivendo “l’epoca della tragedia, ma dell’estinzione”. Una visione realistica, più che pessimistica, che è comune anche all’esordio di Francesco Maino con “Cartongesso” (Einaudi), vincitore del Premio Calvino 2013: il ritratto di un Nord Est, fino a qualche anno fa simbolo della produttività italiana e oggi sepolto dalle macerie morali che quella stessa produttività ha creato, fagocitandoci a ectoplasmi ridotti a non pensare, travolti dalla distrazione e dalla comodità (i due mali di quest’epoca): ridotti a “divertirci da morire”.

E dal Premio Calvino, oggi il Premio più accreditato nella scoperta di talenti narrativi. E proprio tra i finalisti del Calvino arriva un romanzo di esilarante comicità, ma anche di riflessione su un mondo che troppo spesso dimentichiamo: quello degli uomini semplici, della civiltà dei piccoli paesi di provincia dove non sempre c’è astio, ma spesso sono culla di valori non solo morali da cui dovremmo trarre insegnamento. E’ l’esordio narrativo di Domenico Dara con “Breve trattato sulle coincidenze) edito da Nutrimenti (casa editrice che sta pubblicando grandissimi romanzi, tra i quali segnalo anche “Giorni Perduti” di Charles Jackson, uscito nel 1944 ma tutt’altro che datato e da cui Billy Wilder ha tratto l’omonimo film vincitore di quattro Oscar e della Palma d’Oro a Cannes). Domenico Stara ci regala un romanzo sospeso tra la favola realistica e la critica sociale. Ambientato in un paesino della Calabria – Girifalco paese natio dello scrittore- vede protagonista un postino aggirarsi per le stradine abitate da “uomini semplici, appartati nei recessi della storia, ma molte volte i più attenti e assidui osservatori delle regole che governano il mondo”. Questo postino, un uomo schivo e solitario, ha la passione di aprire tutte le missive che giungono in paese. Poche naturalmente, ma rivelatrici di tante vite. Certo non un gesto da encomiare, ma nel gioco narrativo perdoniamo questa mania perché ci spalanca le porte di un mondo non solo contadino animato da un carosello di personaggi indimenticabili. E’ il classico romanzo di cui ti innamori, quei libri di un tempo, livre de chevet, da leggere con gusto, da centellinare pagina per pagina perché non vorresti finissero mai. Il postino apre le lettere con delicatezza, ne riporta il contenuto in un archivio che nasconde gelosamente, poi richiude le lettere con cura. Così entra nel cuore della gente, ma anche nel centro di una politica che non risparmia neanche i paesini più sperduti. A Girifalco, ad esempio, nella finzione narrativa il sindaco è in combutta per creare dai boschi montani una discarica di rifiuti. Il tutto raccontato in punta di penna, con rara potenza narrativa che ricorda “Fontamara” di Ignazio Silone o “Mastro Don Gesualdo” di Verga. Paragoni non azzardati, perché Domenico Dara con questo esordio si dimostra un autentico genio”.

Gian Paolo Serino

 

Blog su WordPress.com.

Su ↑